GLI ANNI CINQUANTA IN ITALIA
UN MODO DI PENSARE, UNO STILE CHE DIVENTA UNA COLLEZIONE

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27 gennaio 2016

 

È un decennio di grandi trasformazioni per la società italiana, quello che si apre nel 1951; quando il periodo della vera e propria ricostruzione si esaurisce lascia il posto a nuovi e originali impulsi produttivi. L’Italia, qualche anno prima in guerra, si trova proiettata in una dimensione di tale vivacità lavorativa da essere in grado di gettare le basi di quel processo che porterà al “miracolo economico” dei primi anni Sessanta.

Nasce la grande distribuzione commerciale e con la diffusione degli elettrodomestici e di altri beni di consumo, si scopre una nuova concezione di benessere.
Molte arti si diffondono e raggiungono una eccellenza stilistica in quegli anni. Il design italiano di quell’epoca è ad oggi uno dei più famosi e riconosciuti a livello mondiale, l’inizio del contemporaneo.



 

Negli anni Cinquanta le pagine delle riviste specializzate seguono attentamente il dibattito su design industriale, creatività e produzione seriale. Dagli studi sul coordinamento tra forme, colori e nuovi modi dell’abitare emergono nuovi interessi e una contaminazione con il mondo del lavoro.
È proprio in quel decennio che la ditta Enrico Cassina, allora a Milano, realizza cinque nuovi modelli di maniglie per porta tre dei quali C069, C070 e C066 disegnati dalla mano dell’Architetto Sergio Asti, così apprezzato anche oltre oceano che una copia della C066 è tutt’ora esposta al MoMa di New York. I tre modelli di Asti insieme a C079 e C068 sono stati ripresi dall’archivio che è oggi in azienda e inseriti a catalogo dopo una lunga ricerca stilistica e una innovativa revisione meccanica.

Il progetto è partito dall’interesse dell’Architetto Elisabetta Terragni  verso alcuni nostri modelli, una ricognizione documentaria che si è subito trasformata in una ricerca operativa di materiali in archivio, iniziando da i disegni dell’ufficio brevetti passando per le pubblicazioni  sulle riviste dell’epoca e i rilievi fotografici, finendo con la voglia di scoprire  con gli occhi e le dita le “maniglie ritrovate”. In questo lavoro sono stati coinvolti, oltre all’Architetto e il suo studio di Como, tutta l’azienda partendo dall’ufficio tecnico e, in ultimo step,  anche un gruppo di studenti  della City Univercity di New York che hanno prodotto uno studio sulla fisiologia del movimento (UMD – Urban Movement Design).

L’ergonomia  è stata un aspetto fondamentale per la scelta della forma dei modelli inseriti nella Collezione Cinquanta. Una disciplina nata durante l’ultimo conflitto mondiale per la ricerca e lo sviluppo di standard da applicare agli equipaggiamenti militari, è argomento che interessa l’uomo sin da quando ha iniziato a costruire utensili, naturale è stato il passo della sua applicazione agli oggetti di vita quotidiani (come le maniglie).


 

Così l’Architetto Elisabetta Terragni racconta nell’articolo “L’energia delle cose ritrovate” pubblicato su Abitare (http://www.abitare.it/it/ricerca/pubblicazioni/2012/11/07/novembre-527/?refresh_ce-cp) questa collaborazione tra Officina, Studio, Aula e Reparti :

“La ditta Enrico Cassina ha gelosamente custodito tutti i prototipi e le varianti. Per noi si è quindi trattato di ricostruire una storia al contrario, partendo dagli oggetti: maniglie con specifiche qualità tecniche, ergonomiche e tattili. […] Quello che rende contemporanee molte di queste maniglie deriva proprio dalla loro natura intuitivamente corporea. Ma non solo. Questi oggetti sono il prodotto di uno stretto rapporto con l’officina come luogo di ricerca, sono il risultato della più alta capacità tecnica e meccanica. […] E non è un caso che si riparta proprio dalla collaborazione con un’officina meccanica (OMP Porro).”

g f t p
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